pimpì oselì


Nel breve, angosciante percorso dal calamaio al foglio bianco, stavano in agguato incognite imponderabili. La perigliosa uscita del pennino col suo carico liquido dall\'area protetta del calamaio si materializzava in una goccia che piombava a tradimento stampandosi rotonda e densa sulla pagina. Era la disfatta. Sudati, congestionati, le dita avvinghiate alla cannuccia, i bambini volgevano intorno con occhi imploranti a invocare soccorso.

La carta asciugante premuta con circospezione sulla macchia,
lungi dal produrre la sperata magia di cancellarla, la sbiadiva appena. Restava lì in tutta la sua terribilità, a testimoniare a gran voce la vergogna della sconfitta. Non c\'era modo di liberarsene. La Margherita aveva severamente vietato la gomma da inchiostro e ammonito di non portarla nemmeno in classe perché l\'avrebbe requisita senza pietà. Ma c\'era chi sfidava il divieto e, facendosi scudo della schiena del compagno, si accaniva con la pietrosa gomma contro la macchia nemica. Abrasioni, spiegazzature, buchi nella pagina ampliavano il disastro invece di risolverlo.
Il pennino si rivelava uno strumento vendicativo: stridendo sulla carta, s\'impuntava all\'improvviso nel bel mezzo di una parola e schizzava una grandinata di goccioline. Col tempo, nel calamaio si depositava la polvere e sul fondo sedimentava uno strato di melma che il pennino dragava, riemergendo con un invisibile filamento appiccicato alla punta. Una volta appoggiato sul foglio, l\'insidia nascosta si rivelava con uno sbaffo deturpante che doleva come una coltellata nel costato.
Il vento della catastrofe soffiava sulle teste chine dei bambini.
La maestra era un nemico crudele, senza misericordia.


da feltrinelli.it

Uno scorcio di storia italiana, dagli anni trenta all\'inizio della guerra, da un paesino della bergamasca a un paesino del Lazio. Il mondo duro, ostile e chiuso delle tradizioni, della religione, della miseria, visto attraverso gli occhi acuti e l\'intelligenza viva di una bambina, Cecilia, che nonostante tutto riesce a crescere.
Immaginate un paesino della Val Seriana, raggiungibile con un\'improbabile corriera che si avventura di curva in curva e in cui solo gli stomaci forti sopravvivono; immaginate un\'insegnante, costretta a lasciare il marito a Roma, che vi giunge con due ragazzini, un maschio e una femmina subito accolti dal disprezzo compatto e tetro dei compagni al grido di \"Terù, Romani lazarù!\".
Che cos\'era la scuola in quegli anni, in cui i piccoli montanari intabarrati nelle mantelle nere imparavano l\'Abc del fascismo, l\'Abissinia, i \"tucul\" dei negri ecc.? Storditi dalle approssimative informazioni religiose, imbottiti dal catechismo degli angeli custodi e, se mai, in pianto per le malefatte dei custoditi, abbandonati in uno stato pietoso per igiene, pulizia, alimentazione, i bambini degli anni trenta cantavano stornelli come Pimpì oselì / pa mòl pa frèsch / indovina chi l\'è / chèsto ché, alternati a Garrisci al sol che abbella, gagliardo tricolore.
Un romanzo duro ma anche ricco di umorismo, dove infiniti si rivelano gli espedienti per sopravvivere, per capire: i ragazzini si salveranno e, forse, salveranno il mondo.

Pimpì Oselì
di Elena Gianini Belotti
Editore: Feltrinelli
Collana: I Narratori
Prezzo: Euro 13,43

e un grazie a chi me l\'ha fatto conoscere!


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