Fame di diritti


da peacereporter.net

Iran - 08.3.2007
L\'8 marzo è una festa che, per tradizione, divide l\'opinione pubblica tra coloro che ritengono inopportuno festeggiare le donne solo in questa ricorrenza e tra coloro che ritengono comunque giusto onorare l\'altra metà del cielo con una festa tutta loro.

Sciopero della fame. Con qualunque dei due schieramenti ci s\'identifichi, non si può nella giornata di oggi non rivolgere un pensiero all\'Iran, e per la precisione alle donne militanti di un gruppo di attiviste per i diritti delle donne, arrestate durante un raduno domenica scorsa a Teheran. Ieri le detenute hanno iniziato uno sciopero della fame in carcere. Lo hanno riferito fonti vicine al collegio di avvocati che le difendono. Non si conosce neanche il numero preciso delle donne arrestate, anche se sono almeno 30, come ha fatto sapere Mohammad Ali Dadkha, che fa capo al Centro per la difesa dei diritti umani della Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Il governo iraniano, per evitare eventuali manifestazioni di solidarietà, ha vietato tutte le iniziative nelle Università per la ricorrenza dell\' 8 marzo. Mohammad Mehdi Zahedi, ministro della Ricerca scientifica e dell\'Università, ha inviato una lettera ai responsabili degli atenei informandoli che ogni manifestazione è messa al bando.
La festa delle donne. Tutte le donne sono state trasportate nel famigerato carcere di Evin, nella capitale Teheran, dove tanti, troppi dissidenti sono scomparsi senza lasciare traccia. Le donne manifestavano, davanti alla sede della Corte Rivoluzionaria, una sorta di Corte Costituzionale iraniana, in occasione dell\'apertura di un processo a carico di alcune loro compagne arrestate mesi fa per un\'altra manifestazione, il 12 giugno 2006, che chiedeva la fine della pratica delle lapidazioni e parità di diritti tra l\'uomo e la donna nella legislazione iraniana. L\'unica consolazione per queste donne, oltre alla solidarietà internazionale, è la consapevolezza di rappresentare un pericolo per il governo iraniano, che teme il loro movimento e lo reprime al punto da inventare la “giornata della donna iraniana”, a fine luglio, in coincidenza con l’anniversario della nascita di Hazrat Fatemeh, figlia di Maometto. Un esempio di come, aldilà di quello che ciascuno è libero di pensare, la \'festa della donna\', iraniana o no, finisce spesso per essere strumentalizzata.


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